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La maglietta rossa di Idrissa

Ricordo molto bene la maglietta rossa che indossava Idrissa (il nome è di fantasia) la prima volta che l’ho incontrato, circa 4 anni fa.

Arrivato da poco in Italia, dopo un viaggio di mesi lungo le rotte africane per poi attraversare il Mediterraneo su di un barcone, mi è stato presentato per chiedere informazioni riguardo il Servizio Civile e la possibilità di essere inserito in un progetto della Caritas, durante il periodo di attesa dell’esito della sua domanda di richiesta asilo.

Idrissa viveva in Mali, Africa centrale, con i genitori e una fidanzata, con amici e conoscenti, in un piccolo paese che non riusciva a dargli prospettive per il futuro se non una vita nella povertà e il rischio di cadere vittima di sfruttamento.

Nell’Africa subsahariana amano molto i colori accesi e le persone povere (la maggior parte della popolazione) indossano spesso magliette molto semplici, spesso bucate e lise, gialle, verdi, blu, arancioni, viole e rosse.

Non so se quella maglietta rossa Idrissa l’abbia indossata anche durante l’attraversata del Mediterraneo, ma so che per lui non aveva nessuna importanza il colore della maglia e che per lungo tempo è stato costretto a mettere la prima o l’unica che aveva a disposizione, senza la possibilità di andare per negozi a sceglierne una.

Ho rivisto Idrissa pochi giorni fa. Con la sua compagna a fianco mi mostrava fiero il figlio neonato. Indossava una camicia bianca che sicuramente è riuscito a comprare grazie allo stipendio che da circa un anno percepisce a seguito di un contratto di lavoro stabile nell’ambito dell’assistenza alla persona che gli ha permesso di trovare casa e di avere una prospettiva per pensare al futuro dei suoi figli.

In questi 4 anni le vicende di Idrissa si sono intrecciate in maniera molto stretta con la Caritas, con la Casa della Carità di Cagnola, con le comunità e le persone che lo hanno accolto in questo tempo. L’accoglienza, la premura, la fantasia, la testardaggine di tante persone hanno accompagnato Idrissa verso l’integrazione e l’autonomia, in un cammino di scambio e reciprocità. Momenti di difficoltà, di sofferenza e di sfiducia sono stati supportati dal calore e dalla pazienza di relazioni vere e positive.

In questi giorni di chiacchiericcio, strumentalità e oscenità sulle magliette rosse, mi è tornata alla mente la maglietta di Idrissa, la storia di Idrissa, la persona di Idrissa. Già… la persona, con una sua storia, con le sue simpatie e antipatie, con le sue aspirazioni, le gioie e le sofferenze… oltre il vestito c’è molto di più.

I percorsi di accoglienza sono le migliori scuole per riprendere l’Abc dell’umanità. Ne abbiamo bisogno tutti, ci possiamo arricchire tutti, possiamo tutti imparare qualcosa.

Per incontrare l’altro, la persona, bisogna scendere dal cavallo e farsi vicini, prossimi. La Caritas continuerà a farlo con chiunque abbia bisogno e sia disposto a mettersi in un cammino di impegno e di affidamento, qualsiasi maglietta indossi.


Il Direttore
Isacco Rinaldi