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Carestia nel Corno d'Africa

Carestia nel Corno d’Africa

Domenica 18 settembre: Colletta nazionale a favore delle popolazioni colpite

 

Mentre i nostri telegiornali sono subissati di notizie allarmanti relative al calo delle borse, al potenziale fallimento di uno stato o dell'altro, facendoci preoccupare con le cifre abnormi che ogni giorno i mercati 'bruciano', vediamo che le altre notizie vanno ad occupare via via posti meno rilevanti all'interno dei palinsesti televisivi.

Senza voler aprire un dibattito sui conflitti dimenticati dai media a favore di notizie spesso frivole o inutili, pensiamo anche solo alla guerra in Libia che sembra essersi risolta e se si dice Somalia forse qualcuno viene trasportato con la mente ad un passato non tanto lontano nel tempo, ma molto lontano dalle nostre preoccupazioni quotidiane.

Se si parla di fame, siccità, violenza, morte abbiamo la sensazione di trovarci davanti ad un documentario che racconta un tempo così lontano da noi da farci pensare che sia passato.

E invece passato non è. È ben presente ed è un futuro certo per centinaia di migliaia di persone non più lontane da noi di quanto non lo sia un divo di Hollywood o il campionato di Rugby in Nuova Zelanda eppure questi li sentiamo vicini.

Se diciamo carestia in Corno d'Africa, ci riferiamo a paesi di cui certamente abbiamo sentito parlare: Somalia, Kenya, Gibuti, Etiopia, Eritrea, e anche Uganda, Tanzania e Sud Sudan.

Certamente la maggior parte di noi ricorda il conflitto in Somalia che ci ha visto direttamente coinvolti insieme ai contingenti di ONU e di moltissimi altri paesi. Forse non tutti sanno però che dagli anni '90 ad oggi la situazione di instabilità politica in Somalia perdura provocando continui nuovi conflitti che hanno coinvolto anche i paesi vicini. Questa digressione non vuole essere una lezione di geografia politica africana, ma serve solamente a richiamare l'attenzione su quanto poco sappiamo in realtà di ciò che accade nel mondo e che pure coinvolge i potenti e ricchi paesi in cui viviamo. Anche l'attuale carestia non è solo frutto di una fortissima siccità ma è figlia di una cattiva gestione delle risorse, di un impoverimento continuo delle popolazioni rurali a favore di pochi signori che governano usando ogni mezzo.

La situazione odierna vede dunque vittime di potere e corruzione ancora una volta la gente comune che cerca salvezza nei campi allestiti in Kenya per fare fronte all'emergenza. Ma in questi campi la salvezza non è cosa certa. Per quanto le organizzazioni umanitarie si adoperino per salvare più vite possibile, gli aiuti umanitari sono diventati un business, tutto viene venduto al mercato nero, il caos e la violenza prendono spesso il sopravvento.

Ma tutto questo non deve farci voltare dall'altra parte e non deve farci perdere la speranza.

Spesso vediamo in televisione immagini di bambini deformati dalla guerra e dalla miseria e ci sentiamo muovere le viscere perchè vorremmo salvarli, ma ci sentiamo impotenti e allora non ci resta che guardare dall'altra parte, perchè è troppo da sopportare soprattutto se siamo seduti sul nostro divano mentre aspettiamo di sederci ad una tavola imbandita.

Quelle immagini così brutali e scioccanti sono un bene? Hanno lo stesso effetto deterrente di alcune immagini sui pacchetti di sigarette o rischiano di produrre in noi l'effetto contrario di frustrarci e allontanarci ancora più da fratelli sofferenti?

Lasciamo aperta questa riflessione e nel frattempo ricordiamoci che la Chiesa, la nostra Chiesa in primis, profonde un impegno continuo a favore delle popolazioni più sofferenti. Spesso lo fa in modo silenzioso, senza clamore né pubblicità, ma con modestia camminando accanto agli ultimi.

Quante volte ci sarà capitato di ascoltare missionari che raccontando la loro esperienza, ci dicono di come queste popolazioni necessitino di una cultura che li aiuti a smarcarsi dai poteri che li assoggettano da sempre.

In queste settimane molti privati e parrocchie hanno fatto generose donazioni per il Corno d'Africa (si sono raccolti quasi 20 mila euro in Caritas) e spesso ci viene chiesto che fine faranno questi soldi.

La Chiesa in generale e la Caritas in particolare, da sempre ha adottato uno stile che è quello degli aiuti urgenti per rispondere ad un'emergenza, affiancati a progetti a lungo termine che consentano un miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni soccorse.

Di questo impegno possiamo essere garanti e fedeli custodi, pur consapevoli degli enormi soprusi e ingiustizie che gravitano attorno agli aiuti umanitari nei paesi che soffrono, in Corno d'Africa specialmente.

Ma c'è una cosa che più di tutte ognuno di noi può fare, ed è non dimenticare. Non dimenticare che il nostro stile di vita ha una responsabilità, i Paesi occidentali hanno una responsabilità. Non dimenticare che quelli che soffrono e muoiono oggi per la carestia, sono nostri fratelli in Cristo che non vivono nemmeno tanto lontano da noi. Non dimenticarli soprattutto nella preghiera, nella supplica al Signore, perchè ci aiuti ad essere abitanti responsabili di questo pianeta in modo che riusciamo a rispettare ciò che di più sacro e prezioso ci ha donato, la vita.