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Editoriale del Direttore - Difesa della vita

l'editoriale

Leggi anche l'articolo pubblicato sulla Libertà

 

Apprendo con piacere dalla stampa locale che Iniziativa Laica propone 2 incontri a difesa della Legge 194. Ce n’è proprio bisogno di capire meglio cosa dice e come funziona questa legge!
Come Caritas incontriamo spesso persone che, per diversi motivi, sono in situazioni di difficoltà a causa della mancanza dei mezzi necessari per continuare una vita dignitosa. Tra queste persone, ci sono anche alcune donne per lo più giovani che, di fronte a una gravidanza (spesso non voluta o inaspettata) si trovano in grande difficoltà e angoscia nel pensare ai tanti problemi conseguenti all’accudimento di una nuova vita, di un neonato.
In questi anni, dove la crisi economica sta aggravando la situazione e le preoccupazioni di tante famiglie, pensare a una bocca in più da sfamare, ai pannolini da comprare, a tutto quello che serve per far crescere un bimbo, fa giungere anche al pensiero e all’ipotesi dell’aborto. “Non ce la possiamo fare!”, “Siamo già messi male, che futuro possiamo garantire a un altro figlio?”, ci si sente dire.
Già lo scorso anno, all’interno del Dossier regionale Caritas (“Quanto manca all’aurora?”), elencando alcuni problemi emergenti e urgenti che le Caritas della nostra regione incontrano, sottolineavo come “il problema della vita nascente, delle donne sole che devono affrontare una gravidanza, è un aspetto che si incontra spesso nel nostro lavoro. Purtroppo, dobbiamo evidenziare una mancanza ormai fuori da ogni ragione anche oggettiva: non è possibile che una donna sia “costretta” ad abortire a causa di problemi economici! Se vogliamo che la nostra società cresca (anche di numero) non possiamo permetterci di perdere vite in questo modo. E’ necessario che anche le istituzioni pubbliche mettano a disposizione risorse a favore di queste persone o famiglie che si ritrovano in difficoltà economica e di gestione tanto da pensare che un bambino in più sarebbe il tracollo definitivo. Ci sono esempi, anche in Emilia Romagna, di amministrazioni comunali che hanno stanziato qualche (scarso) fondo a favore di queste situazioni. E’ possibile e doveroso fare di più!”.
La Legge 194 è da sempre criticata sia da una parte che dall’altra: chi vorrebbe non ci fosse (perché legalizza la possibilità di uccidere una vita) e chi ritiene sia contro l’autodeterminazione della donna (perché permette di dissuaderla dall’idea dell’aborto). Criticabile, certo, ma ancora Legge dello Stato italiano che, come le altre, è fatta per garantire la convivenza civile e il rispetto del bene comune.
Il titolo della 194 è “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione della gravidanza”. Mi sembra evidente l’intento primario, degno di una società e di uno Stato civile, di tutelare la possibilità di una donna di avere tutto il necessario per diventare madre (dai beni materiali al riconoscimento dei propri diritti. Ad esempio: quante donne sono “costrette” a interrompere la gravidanza per mantenere il lavoro?!).
Basterebbe leggere i primi 2 articoli della Legge per “giustificare” gli interventi sociali “necessari per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite” e per capire che i consultori (già istituiti dalla Legge 405 del 1975) hanno una funzione assolutamente in linea (e di supporto) al principio di fondo della legge stessa: “promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza che dopo il parto” (Art. 5).
Anche la possibilità, da parte dei consultori, di “avvalersi … della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato” è possibile proprio per la Legge 194.
C’è chi pensa che le associazioni (specialmente quelle cattoliche) che operano all’interno dei consultori quasi “plagino” la donna, forzandone l’autodeterminazione, per il fatto che viene proposto un sostegno per potere continuare la gravidanza e per garantire l’accudimento del nuovo nato nei primissimi mesi di vita. Ma questo è proprio (e solo!) quello che prevede la Legge per la “tutela sociale della maternità” (come detto e citato sopra). Piaccia o no è così!
E anche il Comune di Correggio si è attenuto alla Legge e ha “convenzionato” un sistema (seppur con scarse risorse) mirato alla ricerca della coesione sociale e del bene comune e alla tutela della vita che rimane sacra e inviolabile, come riconosciuto da tante culture, religioni e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Inoltre, i dati ci confermano che il nostro paese ha bisogno di nuove vite, di forza lavoro visto che stiamo inesorabilmente invecchiando e si spendono cifre enormi e sempre in crescita per l’assistenza agli anziani mentre nascono sempre meno bambini.
Non mi interessano le beghe politiche o partitiche su questa scottante questione, ma vorrei rivolgere alcune domande a quelle persone che con vibrante accanimento cercano, in modo legittimo ma pretestuoso, di scardinare i capisaldi della legge 194 e di denigrare le associazioni impegnate a favore della vita.
Ma cari amici “laici”, non siete forse voi a forzare l’autodeterminazione della donna? Perché volete a tutti i costi che tutte portino a compimento la volontà di abortire? Perché siete infastiditi dal fatto che associazioni e persone generose vogliano stare accanto, a spese loro, a donne, famiglie e bambini per mesi o anni di sostegno e accompagnamento?
Lasciate, per favore, anche voi a tutti la libertà e l’autodeterminazione di volersi bene!

Gianmarco Marzocchini
Direttore Caritas diocesana

11 gennaio 2012