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Editoriale del Direttore - Sparare non è gridare

 

Dopo la sparatoria di domenica scorsa a Roma, davanti a Palazzo Chigi, durante il giuramento del nuovo Governo, si sono succeduti tantissimi commenti e comunicati. Mi ha colpito in particolare (e in modo negativo) quello di Francesco Belletti, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari: «Un gesto violento, figlio della disperazione, che appare per ora lontano mille miglia da qualsiasi progetto eversivo. Eppure è l’avvenimento più importante che il nuovo governo e il Parlamento tutto devono sapere interpretare da subito. E’ il grido di un’Italia ferita, cui è stata rubata la speranza”.
Belletti conclude dicendo: “Il folle e disperato grido di Preiti mette quindi con forza sul tavolo del governo, ben prima e con molta più chiarezza di ogni priorità politica o di qualunque lista di punti programmatici due priorità assolute: LAVORO E FAMIGLIA”.
Credo non sia giustificabile in alcun modo il termine “grido” che il Presidente del Forum utilizza due volte per indicare “il folle e disperato” gesto di Preiti. E’ assolutamente vero che tante persone e tante famiglie oggi in Italia vivono la disperazione di condizioni nella quali la crisi economica e la perdita di lavoro hanno aggravato la ben più profonda crisi morale e di riferimenti che sempre più pervade la nostra società.
Il grido, in certe condizioni, è ammesso … la violenza e lo sparare con l’intenzione di uccidere NO! In nessun modo possiamo cogliere in episodi così gravi un’azione che trovi quasi giustificazione e possa essere vista come richiamo a chi ci deve governare.
«Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Questo è praticamente l’unico grido nella vita terrena di Gesù che viene riportato dai Vangeli. L’altro è in occasione della risurrezione di Lazzaro: “Lazzaro, vieni fuori!” …
Gesù grida solamente per dare vita! La vita a Lazzaro e la vita (eterna!) a tutti noi, sulla croce, dopo aver patito, in silenzio, oltraggi, violenze, incomprensione, abbandono, ingiustizia, … senza mai arrivare ad alcun gesto di violenza e di offesa, nemmeno verso i suoi carnefici.
Possiamo cercare (è doveroso cercare) di comprendere e di perdonare l’uomo che ha commesso il grave gesto, ma non è possibile leggere il gesto come espressione di richiamo a una pur grave situazione. Chi spara contro altri uomini e vuole la morte, sbaglia! Punto! Senza “se” e senza “ma”.
Certo, ribadisco anche io (ed è esperienza quotidiana agli sportelli della Caritas) che il LAVORO e la possibilità di mantenere la propria FAMIGLIA sono urgenze che oggi non possono essere ignorate, sono richieste di diritti che non possono essere taciute. Ma quante persone fanno questo in modo fermo e deciso ma non violento? Quante persone vivono con dignità condizioni precarie di vita imposte dalla crisi economica? Queste sono le condizioni e le situazioni alle quali dovremmo dare voce e giustificazione, non a una persona che spara contro altri.
Non voleva protestare perché senza lavoro Preiti, voleva uccidere” … E’ il laconico tweet di Enrico Mentana. Molto più condivisibile delle parole del Presidente Belletti.

Gianmarco Marzocchini
Direttore Caritas diocesana

30 aprile 2013