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Editoriale del Direttore - Siamo tutti responsabili

l'editorialeMio nonno me lo diceva spesso: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. A sua volta, lo aveva imparato e sentito dai suoi familiari e così via … Insomma, è un po’ che lo si dice (anche nel Vangelo è già citato – Mt. 7, 12). Me lo diceva spesso anche in termini positivi: “Fai agli altri quello che ti piacerebbe fosse fatto a te”. E non era in termini egoistici ed esclusivi quel “a te”, ma comprendeva quanti ti sono più vicini e più cari.

Cosa direbbe oggi mio nonno davanti all’ennesima (e questa volta veramente grave) tragedia nel Mar Mediterraneo? Lui che ha visto e vissuto la Seconda Guerra Mondiale, che è stato costretto dagli eventi e dalle persone “cattive” ad emigrare prima a Zara e poi deportato nei campi in Germania … Cosa direbbe?
Forse mi ripeterebbe, con la sua saggezza, il detto sapienziale ricordato prima.
Proviamo solo un attimo a pensarci. Proviamo a “metterci nei panni di”.
Se fossimo noi a dovere fuggire da una terra che per 20-30-40 anni non ci ha dato speranza, da un governo che ci ha sfruttato fino all’osso, da un mondo di serie “B” (anzi “C”, perché noi lo chiamiamo sempre “terzo”!).
Proviamo a immaginare se fosse un nostro figlio, nipote, cugino, parente, amico, … uno di quelli che sono annegati in mezzo al mare. Forse le famiglie in Tunisia, Libia, Etiopia, Eritrea, … sapranno soltanto tra qualche giorno o mese la sorte dei loro cari. Non avranno mai una degna sepoltura per i loro congiunti e la disperazione si accentuerà sapendo che anche loro “non ce l’hanno fatta”.
E noi, in Italia, “schiavizzati” da un potere mediatico (ormai neanche più occulto) che ci nasconde le vere questioni, la verità, siamo spinti alla banalizzazione di tutto (quando non diventa ridicolizzazione o propaganda)!
Proviamo a porci la domanda secondo i saggi consigli di mio nonno: “cosa vorrei ricevere da un popolo che sta meglio del nostro?”. “Cosa vorrei avere dopo 2 giorni passati in mare?”.
“Fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te” …
A me, piacerebbe che mi accogliessero, che mi chiedessero da dove vieni, chi sei, cosa vuoi, … Mi piacerebbe ricevere un pasto caldo, avere un letto nel quale riposare. Avere le cure necessarie e una possibilità che altrove non mi è stata offerta.
Quanto vorrei che ci fosse mio nonno qui, adesso … Sono sicuro che in una giornata come ieri sarebbe rimasto senza parole, cupo e angosciato pensando alle 250 persone morte assurdamente in mezzo al mare. Ne sono sicuro perché lo avrebbe vissuto come fosse successo a lui o ai suoi figli, o ai suoi nipoti.
Anche io, ieri (ma anche oggi!), sono rimasto senza parole, cupo e angosciato.
Propongo queste attualissime parole di Etty Hillesum (giovane intellettuale ebrea morta ad Auschwitz nel 1943) come appello alla responsabilità da parte di tutti.
Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. […] Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. […]
Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi.
 
 
Gianmarco Marzocchini
Direttore Caritas diocesana Reggio Emilia – Guastalla