Terzo Dossier povertà Caritas Emilia Romagna

Si è svolta mercoledì 7 dicembre a Reggio Emilia, la conferenza stampa di presentazione dei dati raccolti in 12 Caritas Diocesane della Regione Emilia Romagna. Anche quest’anno, come nel 2010, le riflessioni scaturite dai dati, sono state raccolte in un Dossier regionale che tiene conto anche dei dati di contesto relativi alla regione. In particolare si è voluto affrontare un tema che in questi anni ha assunto un interesse prioritario, l’abitare. Il disagio abitativo è un fenomeno multidimensionale che fa riferimento sia a condizioni di deficit qualitativo degli alloggi, sia a quelle dimensioni della vita delle persone che condizionano l’accesso alla casa e che comprendono la condizione familiare, economica, lavorativa e abitativa. Purtroppo i dati più recenti a disposizione sull’abitare sono quelli forniti dall’Istat nel 2010 e relativi al 2008. Certamente la crisi economica ha inciso in maniera massiccia sul tema della casa e dati recenti consentirebbero di attuare politiche abitative più rispondenti alla realtà del nostro paese e della nostra regione. Dati abbastanza recenti e alquanto preoccupanti riguardano ad esempio gli sfratti in Emilia Romagna nel 2010. Se nel 2006 solamente una famiglia su 415 aveva ricevuto una richiesta di esecuzione di sfratto, nel 2010 il numero degli sfratti sale a quasi 12 mila unità, vale a dire una famiglia su 279 (quasi il doppio del 2006).

S.E. Mons. Duglas Regattieri Vescovo di Cesena e Delegato dalla Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna al Servizio alla Carità, ha introdotto la conferenza stampa sottolineando l’importanza che questo tema riveste per la Chiesa tutta. La ragione per cui la Chiesa si interessa dell’emergenza abitativa è »perché ama l’uomo, perché ha premura della vita dell’uomo, perché si prende cura del bene di ciascuno e di tutti. La casa costituisce uno di questi beni fondamentali».

Simona Melli del Centro culturale Ferrari, curatrice del Dossier, ha presentato i dati regionali rilevati dalle Caritas dell’Emilia Romagna. «Oggi parliamo di 16.850 persone che si sono rivolte ai centri di ascolto Caritas. Dietro questo numero ci stanno però moltissime altre persone, i famigliari di coloro che sono stati incontrati per cui il numero si fa più consistente. Stiamo parlando principalmente di coloro che non trovano risposte in altre strutture pubbliche o private perché privi di determinati requisiti quali la cittadinanza, la residenza, il titolo di soggiorno. Da rilevare però che è in costante aumento il numero di coloro che hanno accesso anche ad altri servizi ma che non trovano risposte sufficienti. Fra gli strumenti che le Caritas della Regione stanno adottando per assistere i cittadini in difficoltà vi è anche quello dell’assistenza nel rimpatrio per gli stranieri che abbiano visto fallire il proprio progetto migratorio. Rispetto al tema dell’abitare si evidenzia la crescita del numero di persone senza dimora che riguarda il 12 per cento degli accessi nei centri di ascolto Caritas. Una questione da porre in evidenza è relativa alle problematiche relazionali che si innescano nelle famiglie a causa della crisi economica. Tali conflittualità sfociano spesso in una separazione del nucleo che si ritrova così a necessitare di un ulteriore alloggio».

Gianmarco Marzocchini, Delegato Caritas per la Regione Emilia Romagna, sottolinea che «Si individuano due criticità da portare all’attenzione pubblica. Prima di tutto la necessità di collaborare con le istituzioni e il privato sociale per fronteggiare insieme problematiche tanto complesse quali quelle abitative. Un esempio importante viene dall’esperienza della Caritas di Rimini che nei mesi scorsi ha riunito in un tavolo sul tema della casa il Comune di Rimini, Acer, Sunia e l’Associazione Famiglie insieme. Tale coordinamento è stato in seguito valutato dall’istituzione comunale, utile strumento di indagine e di confronto e continua pertanto la sua attività in capo al Comune di Rimini. Come Delegazione Caritas Emilia Romagna inoltre abbiamo tentato di approfondire il tema della casa e dell’housing sociale rilevando una questione di cui la politica dovrebbe tenere conto. In particolare si dovrebbe mettere mano alle politiche di accesso agli alloggi di edilizia pubblica, un patrimonio questo che negli anni si è sempre più assottigliato a causa della necessità di ristrutturare gli immobili esistenti, ma anche in conseguenza della vendita degli stessi. Sarebbe inoltre necessario rivedere i parametri della permanenza all’interno delle case popolari, e si rende sempre più necessario controllare l’idoneità dei nuclei famigliari che ne beneficiano. Se la politica farà la sua parte si darà la possibilità di accedere agli alloggi di emergenza per coloro che hanno subito uno sfratto e che non hanno alcun reddito e allo stesso tempo di dare continuità ai progetti sulle situazioni di particolare fragilità»