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Atti convegno povertà educativa

Si è tenuto giovedì 13 giugno il convegno dal titolo “Osservare lontano- le sfide della povertà educativa alla comunità”, organizzato dalla Caritas Diocesana di Reggio Emilia – Guastalla.

Al convegno hanno partecipato oltre un centinaio di persone con le quali la Caritas collabora da anni, operatori dei servizi sociali, volontari della fitta rete dei centri d’ascolto della Diocesi, e colleghi delle Caritas dell’Emilia Romagna.

La giornata è stata introdotta dal saluto di don Pietro Adani, Vicario Episcopale per il coordinamento degli uffici pastorali, che ha sottolineato come il cammino intrapreso dalla Diocesi che vede una più stretta collaborazione fra gli uffici e una maggiore presenza sul territorio, sia per certi versi lo stesso percorso che in questi sei anni di attività ha intrapreso il Fondo Famiglia per la Formazione. Un fondo che tocca diversi interessi e per questo si dovrà sempre più interfacciare con altri ambiti della pastorale diocesana, da quella giovanile, a quella famigliare.

Il primo intervento dal titolo “Le povertà educative come ostacolo alla crescita della persona” ha visto l’intervento di Pierpaolo Triani, Docente di Pedagogia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano e Piacenza. Il professor Triani, da anni collabora con diversi soggetti pubblici fra cui il MIUR sul tema della povertà educativa e dell’abbandono scolastico. Ha toccato diversi temi nel suo intervento, dando risalto al concetto che quella educativa è una sfida che non riguarda il singolo ma la comunità, che deve prevedere risorse formali, informali e non formali per mettere nelle condizioni ogni ragazzo di superare ogni sfida. In questo senso rileva come sia inutile scambiarsi le colpe di percorsi di fallimento educativo fra famiglia, istituzioni e altri soggetti che operano nel settore, quanto piuttosto creare una cultura collaborativa fra gli stessi.

Il secondo intervento curato dal dottor Walter Nanni, sociologo, responsabile dell’Ufficio Studi e Ricerche di Caritas Italiana, dal titolo “Povertà educativa e culturale: definizioni e dimensioni” ha permesso di comprendere come oggi viene misurata la povertà educativa a livello nazionale ed europeo. Nel corso dell’intervento ha inoltre sottolineato come il tema educativo vada ampliato anche all’ambito culturale, valutando l’accesso delle famiglie ai servizi culturali al di fuori dell’ambito scolastico. L’intervento ha inoltre sottolineato come la povertà educativa debba essere considerata una povertà radicale, in quanto da essa dipendono e conseguono tutta una serie di povertà altre che si trascinano nel corso degli anni successivi.

L’ultimo intervento dal titolo “Di generazione in generazione: ereditare la povertà”, curato da Alberto Pighini, sociologo, referente del progetto Fondo Famiglia per la Formazione della Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla ha cercato di dare risposta, o per lo meno ha permesso di osservare meglio, il tema della povertà generativa partendo dal caso concreto del Fondo Famiglia per la Formazione. Un fondo attivo da sei anni che ha ricevuto 594 domande su tutto il territorio diocesano, prevendendo interventi per oltre 900 minori. Complessivamente sono state erogate risorse per oltre 170 mila eruro, grazie anche alla compartecipazione dei centri d’ascolto nel percorso progettuale. Le domande hanno avuto una copertura su tutta la Diocesi del 95%, segno che il lavoro fatto negli anni ha portato a conoscere tale fondo nei diversi territori che la compongono. I dati presentati hanno messo in luce alcune criticità su cui riflettere anche nella riprogettazione della prossima edizione, a partire da una maggior considerazione del contesto sociale, ad una maggiore attenzione delle fragilità famigliari (oltre 192 sono state le domande pervenute da nuclei monogenitoriali, il cui unico genitore è la madre), e ad una attenta valutazione delle misure rivolte all’ambito extrascolastico, che come osservato anche dagli studi di “Save the Children” incidono fortemente sullo percorso educativo anche in presenza di contesti di criticità sociale.

In chiusura il direttore della Caritas Isacco Rinaldi ha ringraziato per il percorso di questi sei anni, raccogliendo le osservazioni emerse e rilanciando una riflessione nella nuova impostazione del Fondo a partire da settembre 2019.

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