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La carita' ai tempi del Coronavirus





La carità non resta a casa ma raddoppia e amplifica l’impegno per non far mancare i pasti alle persone più in difficoltà e sole. Una carità che si mette in strada per consegnare i pasti alle strutture di accoglienza e per permette agli ospiti di non muoversi e di rispettare le prassi richieste. Una carità che si mette la mascherina, i guanti e mantiene le distanze di sicurezza, ma che non rinuncia alla relazione e all’empatia.

“Mi ha colpito come tutti, così bardati, dovessimo comunicare solo con lo sguardo...” – dice una volontaria della Mensa – “E’ difficile, ma alla fine gli occhi parlano e si riesce a capire se uno, sotto la mascherina, sorride o è arrabbiato o in difficoltà. E’ un utilissimo esercizio relazionale perché bisogna solo concentrarsi un po’ di più sull’altro, siamo obbligati ad essere più attenti e meno superficiali”. E le persone che vengono a prendere da mangiare sono evidentemente contente di vedere le facce amiche degli operatori Caritas e di poter scambiare un saluto, una battuta, di poter essere chiamate per nome. Al di là del cibo fisico questo è il vero nutrimento della mensa e di cui tutti abbiamo bisogno.

150 persone al giorno. 120/130 che vengono a ritirare il pasto presso la Mensa più le consegne (circa 50 pasti distribuiti ai dormitori invernali parrocchiali e ai centri di seconda accoglienza). Totale 300 pasti diurni, perché si prepara anche la cena.

Per fortuna anche la solidarietà si è moltiplicata e tante attività hanno donato cibo alla Mensa in questi giorni: Pizzaiolo on the road, Ristorante Mangiamore, Burge King, American Graffiti, MC Donald, KFC, forni di Via De Gasperi, via Viani e Villa Aiola e tanti altri che si stanno attivando. Così come sono tante le disponibilità di giovani volontari che sono arrivate per coprire i turni necessari a garantire il funzionamento della Mensa e la distribuzione dei pasti. Un grazie particolare ai volontari della Protezione Civile che sostengono in modo continuativo il lavoro della cucina per la preparazione dei pasti.

Quella della Caritas e dei tanti volontari che si mettono a servizio in modo del tutto gratuito è una solidarietà che non conosce vacanza e non si ferma nemmeno in questo momento così difficile. Non si ferma perché i poveri, le persone in difficoltà, quanti sono soli e non hanno rete parentale, quelli che vivono in condizioni precarie, non spariscono, anzi rimangono quelli più a rischio di essere abbandonati e non solo contagiati.

Gli operatori della Funzione Accoglienza e del Centro di Ascolto chiamano quotidianamente le persone/famiglie accolte, i Centri di Ascolto parrocchiali, i parroci, i volontari e sono in collegamento costante con i Servizi Sociali coinvolti nei singoli progetti. L’intento è di proseguire la relazione in rete e mantenere l’accompagnamento personalizzato. E’ una relazione via etere, purtroppo non fisica, ma altrettanto intrisa di premura e di carità.

Sono arrivate davvero tante disponibilità di giovani volontari. Dopo il nostro appello le persone hanno risposto molto generosamente e, per ora, i turni sono coperti. Se altri vogliono comunque segnalare la propria disponibilità, lo possono fare inviando una mail a segreteria@caritasreggiana.it e verranno chiamati al bisogno. Segnaliamo che anche DarVoce sta raccogliendo disponibilità e coordinando i volontari sul territorio provinciale, così come la Croce Rossa.

Una solidarietà quella della Chiesa che è fatta di professionalità e di tanto volontariato. Non sono solo i 10 milioni che la CEI ha messo a disposizione delle Caritas di tutta Italia, ma sono i gesti quotidiani che non interrompono la comunione della Carità anche in questo tempo di assenza di celebrazioni eucaristiche comunitarie.

Gesti concreti che mettono in comunione anche con i tanti operatori sanitari che in queste settimane stanno facendo un lavoro straordinario, per il quale dobbiamo continuare a rendere grazie.

“Ieri pensavo: ma come fanno i sanitari che tengono quella cavolo di mascherina tutto il giorno?” – ci dice ancora una volontaria – “E’ terribile! Ti manca l’aria e ti lascia segni sul viso… e pensavo che noi facciamo davvero un pezzettino minuscolo rispetto a quello che stanno facendo loro in questo periodo difficile”.

Insieme ce la faremo, senza dimenticare chi fa più fatica. Il cuore di Reggio Emilia è grande e non sarà un terribile virus ad atrofizzarlo!