Anniversario don Romano

Ricordando don Romano Zanni a un anno dalla morte

Il pollo all’indiana e la follia dell’amore

 

“Venite su ad Albinea, facciamo una mattina di lavoro e poi pranziamo insieme, io preparo il pollo all’indiana”.

Quando c’erano questioni importanti, quando serviva mettere pensiero nelle cose da fare, quando era necessario fermarsi per ripartire, don Romano ci rivolgeva questo invito. Quasi un “venite in disparte e riposatevi un po” ma con la solita verve e atteggiamento dinamico che non significava assolutamente “perdere tempo” o oziare, ma rimettere al centro le cose che contano per ripartire con più spinta e maggiore lucidità, ritrovando il centro dell’agire.

“Perché fare la carità o vivere nella carità o operare nei CdA, “an gh’né mai asè”, di pazienza. C’è l’eccesso, voi vivete l’eccesso. Vivete l’eccesso perché rischiate tutti i giorni di venire travolti, dalle richieste, dalla delusione, perché non riuscite mai a dare le risposte alle domande che vi vengono poste. Vogliono la casa, il lavoro, e questo e quell’altro … e vi tocca sempre dire: Non possiamo, non ci arriviamo”.

Al centro la Parola di Dio, sempre e comunque, da lì si partiva con lui. Con un breve momento di preghiera, nella celebrazione della Messa, in un incontro formativo, la partenza era sempre quella: cosa ci dice oggi la Parola di Dio, come possiamo vivere nel nostro tempo e con le nostre forze quello che Gesù ci ha indicato, insegnato e testimoniato?

E così, dopo il pollo all’indiana, si tornava a valle, con pensieri che spesso non erano più chiari di prima o con decisioni che non erano proprio quelle che ci si aspettava, ma con la serenità di aver cercato, innanzi tutto, di mettersi in ascolto e alla ricerca della volontà di Dio. Don Romano ci ha sempre richiamato alla concretezza ed era ben consapevole che la volontà di Dio non è questione magica, non è una cosa data, ma una continua ricerca e un cammino di conversione, di metanoia, come spesso ci indicava come termine pregnante per capire la necessità di non stancarsi di ripartire e di mettersi in discussione.

“Quando parliamo di carità parliamo di Dio, di questo amore infinito che arriva al dono del figlio, all’eccesso, alla pazzia dell’amore, fino a donare il proprio unigenito.

Ma un amore non idealizzato, ideologico, ma molto concreto. Dio, per amare, si fa carne. E questo dobbiamo tenercelo bene in mente perché tante volte rischiamo di fare della ideologia della carità.

La carità è concreta. Il più grande gesto di carità è Gesù che prende un corpo, si umilia, diventa uomo, in tutta la sua fragilità e nella sua povertà”.

A volte gli scappava un po’ il “piccante” … e allora il pollo diventava impegnativo da mangiare e portava con sé un pomeriggio con la bottiglietta necessariamente a portata di mano! Anche don Romano a volte era più “piccante”, gli scappava un po’ la pazienza e ti prendevi qualche parola se lo incontravi nei momenti sbagliati. Ma la sua fermezza e, a volte, la sua intransigenza venivano da una premura per lui stringente e pregnante: Caritas Christi urget nos. Quando la carità ti spinge, non c’è spazio per la pigrizia o la rassegnazione, non si può dire “lo faccio domani”, non ci si deve accontentare di “metterci una pezza”. Le cose per i poveri e con i poveri vanno fatte subito e bene! Se arriva la sete ci sarà il necessario per estinguerla, la Provvidenza farà la sua parte, ciò che occorre lo chiederemo e lo troveremo.

“Allora c’è bisogno di una carica interiore estremamente grande. Ecco perché dobbiamo fare appello alla virtù della carità, cioè a Dio stesso, per non soccombere in questo lavoro pesantissimo, in questo lavoro bellissimo, ma esigentissimo. Perché tutte le volte che voi fate l’ascolto voi vi esponete, a un vero martirio”.

E così, a forza di pollo all’indiana, don Romano ci ha insegnato tante cose, ci ha sbriciolato continuamente la Parola di Dio, ci ha aiutato nei cammini di discernimento personali e comunitari, ci ha messo a nostro agio creando relazione e facendo famiglia, ci ha fornito visioni e strumenti per continuare ad usare intelligenza nel leggere i segni dei tempi e nel trovare le risposte ai bisogni.

“E dite: “Ma noi siamo inadeguati” … ma quando mai sarò adeguato? Mai! Mai perché l’amore che ti è chiesto è una follia. Allora non bisogna aspettare di essere adeguati, bisogna partire, dare quello che puoi, quello che riesci, sapendo, però, che ti innesti nell’amore di Dio”.

Ci manchi Romano! Ci mancano le tue mani sempre pronte a mettersi in opera, ci manca il profumo del tuo pollo, ci manca il pungolo dei tuoi insegnamenti e la tua capacità di tenere alto il morale della truppa. Ci manchi, ma siamo consapevoli che la tua mano ci guida anche adesso e che quanto ci hai lasciato è carburante prezioso per il nostro fare nella Chiesa e nel mondo.

Ti ricordiamo insieme a don Gigi Guglielmi, tuo grande amico che ora avrai sicuramente ritrovato. Vi chiediamo preghiera e intercessione per la nostra Chiesa diocesana affinché possa crescere nella comunione e nella carità, attaccata alla Parola e in ascolto dello Spirito.

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