La

nostra storia

L’intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro. La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza.

Deus Caritas Est, 25

La Caritas Reggiana viene fondata a Reggio Emilia il 21 settembre 1977 dal Vescovo Gilberto Baroni con “lo scopo di mettere fraternamente insieme tutti i responsabili (religiosi, sacerdoti, laici) degli enti che si occupano di assistenza”. (Mons. Gilberto Baroni, Una Chiesa in stato di servizio, Costituzione della Caritas Reggiana, 21 settembre 1977)

Se guardiamo con attenzione alla nostra storia, vedremo come sia attraversata da un lungo filo rosso, di cui vorrei qui fare memoria; perché la memoria autentica è sempre rivolta al futuro, non ci rende schiavi del passato ma sempre ci proietta verso il futuro.

Don Luigi Guglielmi ha gettato sapientemente le basi e l’impostazione di quella che è ancora oggi la nostra Caritas diocesana: chiarezza sul mandato e sull’identità, attenzione ai poveri come finalizzazione dell’Eucarestia, ricerca della comunione, animazione territoriale.

Dopo di lui sono venuti altri che si sono collocati in questo solco; Don Romano Zanni ha con forza e convinzione lavorato sul territorio per la nascita dei Centri di Ascolto e per la diffusione delle accoglienze territoriali, ha avviato esperienze di pastorale integrata che oggi trovano compimento nel percorso diocesano di integrazione tra i diversi Uffici Pastorali, ha testimoniato la necessità di essere, anche per la Caritas, missionari nella chiesa e nel mondo.

Gianmarco Marzocchini, primo laico direttore della Caritas diocesana, si è posto in scia ai suoi predecessori: animazione, formazione e accompagnamento dei territori, nascita dei coordinamenti dei Centri di Ascolto, dialogo intenso con le Istituzioni, capacità di fare rete con altri soggetti e spirito di servizio alla Chiesa. Per arrivare alle équipe territoriali e al percorso più recente che conosciamo.

La nostra storia è una bella storia, una storia buona e proprio per questo sentiamo una grande responsabilità che ci richiama tutti a lavorare sempre più e sempre meglio per il Bene, non il nostro privato ma il bene della Chiesa e dei poveri nel nostro territorio e nel mondo, una storia che ci proietta nel futuro ancorandoci al sogno di don Gigi:

Premetto che non sono un sostenitore a tutti i costi della Caritas come istituzione, anche se ne vedo l’urgenza e l’utilità; ho avuto occasione di dire in altra sede che la Caritas parrocchiale non solo non è obbligatoria, ma che anzi, c’è da augurarsi che, passando il tempo, se ne possa fare a meno: sarebbe il segno che tutte le comunità, avendone colto le istanze, si sono messe a praticarla come la cosa più ovvia del loro essere Chiesa, senza aver bisogno di una struttura particolare. Sarebbe il momento più maturo di una comunità che, dopo aver celebrato l’Eucaristia, si occupa dei malati in genere, dei malati terminali, dei soli, che invita alla sua mensa chi non ha né casa né cibo o cerca un appartamento o un posto letto.

Don Luigi Guglielmi da “Il rischio della Carità” – Ed. San Lorenzo

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Tutte le illustrazioni sono di Francesco De Benedittis

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