Ricordo di don Gigi

Nel decimo anniversario della morte, vogliamo ricordare don Luigi Guglielmi come figura di uomo e di sacerdote che si è speso totalmente a servizio della nostra Chiesa diocesana, nel suo essere parroco, liturgista, direttore della Caritas e tanto altro.
Lo vogliamo ricordare anche come un grande amico, capace di ascoltare le persone e di accompagnarle nelle scelte della vita, capace di grande vicinanza e condivisione con i più piccoli e i più poveri, in Italia e all’estero.
Lo vogliamo ricordare con alcuni dei suoi scritti che continuano ad essere fonte e guida delle attività dell’Istituto di Musica e Liturgia e della Caritas diocesana. Don Gigi con la sua parola e i suoi scritti, i suoi atteggiamenti, le sue scelte, E' un testimone scomodo. Uno di quelli che non vorresti incontrare per stare tranquillo, ma poi sei felice e ringrazi il Signore che te lo ha messo sulla strada.
“Amo una Chiesa che giochi la sua partita all’attacco, non per vincere - non ne ha bisogno e non serve, la Chiesa deve solo servire - ma per diventare segno chiaro, forte e luminoso che molti, anche al suo interno possono contestare, ma che solo in questo modo può offrire al mondo un modello di vita e dare agli uomini una speranza. […]
Amo e vorrei una Chiesa profezia, amo e vorrei delle comunità parrocchiali delle belle Eucarestie, belle non perché luccicanti di suoni e abiti solenni, di processioni e canti, ma perché vere, perché non si dimenticano dei deboli, dei vecchi, dei malati terminali, delle famiglie a rischio, dei giovani che non hanno più ideali e per loro non sanno proporre altro che soluzioni evasive come gite, cene e feste e tornei di calcio; ben sapendo che questo non serve, neppure a fare della prevenzione.”

In un primo momento don Gigi ti creava sconcerto o stupore, poi ti domandavi dove volesse arrivare, se conosceva il prezzo da pagare. Poi ti veniva voglia di seguirlo e di sostenerlo, perché era lui il primo a pagare di persona, lui che ti lanciava verso una Chiesa senza recinti, la Chiesa del Vangelo, che ti invita ad andare incontro alla gente, al povero, allo straniero, ad accogliere senza pregiudizio, senza fare le parti, senza mettere al margine.
“Tutto prende inizio dall’Eucaristia. La Parola, l’Eucaristia e i Poveri non sono più solo parole, non sono mai state solo delle parole, ma adesso stanno prendendo corpo in modo ancora più chiaro. Allora l’Eucaristia sta al centro e da essa scaturisce tutto il resto. La preghiera al centro, con il Cristo crocifisso al centro e l’Eucaristia ancora al centro e noi in ginocchio, in adorazione, perché da lì prende spinta e ragione il servizio ai poveri.
Non servono altri discorsi: abbiamo solo il dovere di tener fede a tutto questo e se il nostro servizio sarà piccolo, poco importa: i bisogni sono tanti, un oceano, e noi abbiamo poche forze. Ci serve diventare segno, soprattutto un segno, perché dietro al segno c’é la realtà, lui, il Signore, per il quale e in nome del quale facciamo queste cose. Con l’augurio e la speranza che il piccolo fuoco che si è acceso sia contagioso e ne accenda altri, tanti, tantissimi. E allora la pace, la fratellanza, non saranno più utopie o pensate strampalate di qualche scalmanato. Saranno la follia della croce e la stoltezza della fede.”

Il segreto del sorriso di don Gigi stava soprattutto nell’Eucaristia, dalla quale attingeva la forza per lottare, per sperare, per amare la sua gente, la sua Chiesa, anche la piccola chiesa di Castellazzo e Roncadella, che voleva bella nell’edificio, risplendente nella comunione fraterna, la sua Chiesa diocesana che ha imparato a cantare le lodi al Signore dal suo talento per la musica e la liturgia, Chiesa diocesana che per lui si è fatta missionaria in terre aride come l’Albania o irrorate dal sangue di padre Tiziano e dai martiri del genocidio come in Rwanda.
Da ricordare anche il suo amore al Bello, al Vero, al Nobile, l’audacia con la quale viveva la Carità, l’amicizia che sentiva forte per chi gli stava intorno.